Search intent: come sfruttarlo per la SEO

Search intent: come sfruttarlo per la SEO

L’argomento di oggi è molto di attualità nella comunità SEO, infatti tra le varie evoluzioni di questa materia il concetto di keywords è stato superato da quello di “search intent”, ed voglio dedicare questo articolo per capire come identificarlo e come sfruttarlo in un’attività di tipo SEO.

Che cos’è il search intent?

Come prima cosa cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando, il search intent altro non è che l’intento di ricerca, ovvero quali sono le intenzioni dell’utente nel momento in cui effettua una specifica ricerca. Ragionando in termini di search intent possiamo quindi sviluppare contenuti che aldilà della singola keywords vadano a rispondere e soddisfare in pieno le esigenze dell’utenza.

I tre tipi di intenti di ricerca

Le tipologie di search intent sono tre, vediamole:

  • Informational, si tratta di intenti basati sulla ricerca di informazioni, articoli classici su “Come fare a…” ne sono un classico esempio. In questo caso l’utente non sta cercando un prodotto e neanche un brand specifico ma semplicemente si sta informando, per questo motivo non si tratta di keywords ad altro tasso di conversione.
  • Transitional, si tratta di ricerche basate su un intento che prevede una transazione, come un acquisto o l’iscrizione alla mailing list, un esempio potrebbe essere “Biglietti concerto Fedez”, la grande maggioranza di chi effettua una query simile su motore è sicuramente intenzionato all’acquisto.
  • Navigational, si tratta di un intento basato sulla ricerca di un brand o di uno specifico sito, appunto navigazionali. Un esempio è “sito di Daniele Della Corte”, in questo caso chi effettua una ricerca simile sta cercando il mio sito perchè vuole dirigersi li.

Come sfruttare i search intent per la SEO?

Entriamo nel merito dell’articolo e cerchiamo di capire come sfruttare un intento di ricerca in un attività SEO. In primo luogo è bene definire i nostri set di parole chiave tra quelle che rientrano in degli intenti di tipo informational o transitional. Questo perchè così potremmo struttare tutte quelle parole chiave che risultano essere informational nella nostra area blog, dove appunto andiamo a creare degli articoli informativi che soddisfino non una query ma bensi un intento di ricerca ben preciso, che può essere composto da query di ricerca diverse. Allo stesso modo prendiamo tutte quelle keywords che hanno un search intent di tipo transitional ed andiamo a creare schede prodotto o comunque delle pagine web ottimizzate in funzione di quello che si aspetta l’utente ed agevolare la conversione.

Ragionando e scrivendo i nostri testi non basandoci sulle keywords ma sui search intent, le pagine che li ospitano potranno posizionarsi per diversi set di parole chiave che fanno riferimento a quella specifica tematica. Sicuramente puntare a parole chiavi che rientrano in un intento di tipo informational è la maniera migliore per raggiungere un pubblico che ancora non è interessato all’acquisto ma si sta informando ad esempio se prendiamo la parola chiave “come scegliere un cellulare android” in questo caso l’utente vuole avere informazioni per poi orientare la scelta verso un acquisto, e sicuramente dopo aver capito quali sono le caratteristiche che più si addicono alla propria persona tornerà su Google per cercare qualcosa tipo “Cellulare android 4Gb RAM e fotocamera da 12Mpx” in questo caso la ricerca è mirata verso uno specifico prodotto con determinate specifiche tecniche e quindi una parola chiave che sicuramente rientra in un intento di tipo transitional e quindi a conversione più alta rispetto le precedenti.

Riguardo invece le keywords che rientrano in quelle di tipo di navigational bisogna fare un appunto se la destinazione è il nostro brand, la nostra ecommerce, i nostri prodotti, allora è bene essere presenti e non esserci potrebbe essere un grosso danno, questo perchè chi ci sta cercando probabilmente è interessato ai nostri servizi o prodotti e quindi si tratta di chiavi ad altissima conversione. Se invece le keywords di tipo transitional sono quelle di brand slegati dal nostro a mio avviso è bene non dedicare tempo ed energie per lavorare su quei set di parole chiave in quanto comunque chi le sta cercando vuole un altro brand, anche se da una parte se siamo bravi a fare un copy efficace possiamo magari dirottare tale traffico verso i nostri servizi o prodotti, magari attraverso analisi comparative.

Le ricerche “ambigue” e come sfruttarle al meglio

Esistono dei tipi di ricerche che definisco “ambigue”, ovvero ricerche che di per se non manifestano nessun intento specifico e quindi mettono in difficoltà il motore di ricerca per la restituzione dei risultati. Questo è causato molto anche dall’avvento del mobile, e quindi errori di digitazione o ricerche vocali fatte alla meno peggio. Quando viene fatta una ricerca di questo tipo Google non potendo capire bene l’intento della ricerca offre nella SERP diversi risultati in grado di soddisfare intenti differenti. Se riusciamo a creare una pagina che comprende diversi intenti di ricerca, potremmo facilmente ottenere il traffico che deriva da queste ricerche che mandano in tilt Google, per farlo basterà osservare quali sono i risultati che Google offre per quel tipo di ricerca e che intento soddisfano ed accorpare queste varie tipologie tutte in un unica pagina specifica.

Questa potrebbe poi essere una pagina madre dove linkare a sua volta delle pagine specifiche per ogni singolo intento, in questo modo Google saprà che per query troppo generiche, errate o ambigue che siano esiste una pagina che è in grado di soddisfare diverse necessità e che al suo interno ogni singola necessità viene poi sviluppata in profondità. Una buona strategia SEO che va a sfruttare al meglio gli intenti di ricerca, a mio avviso, dovrebbe avere a monte un set di parole chiave di tipo informational che poi portino in profondità l’utente verso intenti transitional. Per quanto riguarda invece tutte le keywords legate al nostro brand e quindi navigational queste sono di facile approccio e basta svolgere una minima attività SEO ed anche social per essere presenti in SERP e “monopolizzarla” con risultati che riportino sempre a noi. Come sempre anche per questo articolo è tutto spero di averti dato informazioni nuove ed utili per la tua crescita SEO e di averti offerto spunti interessanti, se hai domande o vuoi integrare qualcosa all’articolo, i commenti sono sempre aperti.

2018-01-22T17:59:48+00:00

About the Author:

Specializzato nella SEO e nel search engine marketing, svolgo professionalmente questa attività dal 2008. Ho partecipato dietro le quinte a diversi progetti di successo, vinto SEO contest nazionali e posizionato centinaia di keywords ultra competitive: www.danieledellacorte.com